Direttamente dal sito di Unioncamere

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  • 5 Agosto, 2013
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Il commercio elettronico è costituito dalle transazioni commerciali realizzate via Internet. Si tratta di un settore dal vasto potenziale di sviluppo, perché consente scambi di beni e servizi a grandi distanze geografiche, senza la necessità di spostarsi fisicamente. Di contro, l’aspetto della transnazionalità pone problemi legati alla normativa applicabile e alle modalità di risoluzione delle controversie e impone la predisposizione di forme particolari di tutela per i consumatori.

Obiettivi

La normativa europea sul commercio elettronico mira a istituire un quadro giuridico coerente a livello europeo, evitando l’emanazione di un numero eccessivo di norme, tra le quali sarebbe difficile districarsi tanto per i consumatori quanto per le imprese. L’approccio seguito si basa sulle opportunità fornite dal Mercato interno e sulle libertà che lo caratterizzano, tenendo conto delle diverse realtà commerciali e garantendo una tutela efficace degli obiettivi d’interesse generale.

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Iter normativo

La direttiva europea 2000/31/CE, meglio nota come “direttiva sul commercio elettronico”, disciplina taluni aspetti giuridici dell’e-commerce nel Mercato interno al fine di eliminare le disparità esistenti nella giurisprudenza e nella normativa degli Stati membri. La direttiva instaura un regime di certezza giuridica che mira a favorire la fiducia dei consumatori e delle imprese nelle transazioni commerciali effettuate tramite questo strumento.

Nonostante ciò, due studi condotti dalla Commissione europea nel 2007 sull’impatto della direttiva e sulla responsabilità degli intermediari, hanno messo in luce una scarsa diffusione del commercio elettronico. Più di recente, il rapporto sul monitoraggio del mercato al dettaglio ha evidenziato un dato preoccupante: a distanza di dieci anni dall’adozione della direttiva 31/2000, lo sviluppo del commercio elettronico resta limitato a meno del 2% delle transazioni commerciali europee.

Per studiare le ragioni del fenomeno, la Commissione europea ha condotto unaconsultazione pubblica sul futuro del commercio elettronico nel mercato interno e sull’implementazione della direttiva europea del 2000.
risultati della consultazione sono stati tenuti in considerazione per l’adozione di unPiano d’azione per l’e-commerce che si propone come obiettivo un raddoppiamento dell’uso di questo strumento entro il 2015. Si calcola, infatti, che se l’attuale quota, pari all 3,4% del commercio al dettaglio, fosse portata al 15% , il risparmio per i consumatori potrebbe essere pari a 204 miliardi di euro, pari all’1,7% del PIL europeo.
In conformità con l’Agenda digitale europea e con l’Atto per il Mercato Unico, il Piano d’azione per l’e-commerce contiene sedici iniziative per completare il mercato interno digitale entro il 2012. Nelle intenzioni dei Commissari europei per il Mercato interno, per l’Agenda digitale e per la Politica dei consumatori, il piano d’azione creerà nuove opportunità per i cittadini e le imprese, e porterà all’Europa la crescita e l’occupazione di cui ha urgente bisogno.
La comunicazione sull’e-commerce è accompagnata da un documento di lavoro che delinea il quadro normativo per aumentare la fiducia nel Mercato unico digitale nel quale sono indicate alcune iniziative da adottare nei prossimi mesi. Tra queste, il regolamento sul diritto contrattuale europeo, la normativa sul riutilizzo delle informazioni del settore pubblico e nuovi e più efficaci strumenti di tutela per i consumatori che acquistano online.

Si ricorda, infine, la pubblicazione, nell’aprile 2013, di una relazione che illustra lo stato di avanzamento per l’attuazione del piano d’azione del commercio elettronico 2012-2015, presentata nel gennaio 2012, per accelerare lo sviluppo dei servizi on-line. Il rapporto mostra che molte importanti azioni previste sono state già avviate. Nel 2013 la Commissione intende portare avanti altre proposte per l’eliminazione di successivi ostacoli al mercato unico digitale.

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Il punto di vista europeo

In un position paper recentemente pubblicato UEAPME, l’Associazione delle PMI europee, ha messo in evidenza lo scarso uso del commercio elettronico nelle transazioni transfrontaliere. A frenare le imprese sono soprattutto le differenti normative applicabili in materia di IVA e diritti d’autore, oltre alle maggiori difficoltà di pagamento. Sarebbe quindi necessario cambiare prospettiva e fare dell’e-commerce uno strumento aggiuntivo e non alternativo al commercio tradizionale.

 

fonte: http://asbl.unioncamere.net/index.php?option=com_content&view=article&id=120:il-commercio-elettronico&catid=107:commercio&Itemid=170 | Referente: Amedeo Del PrincipeDirigente

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